Stai zitta e cala le corna sennò c’è il resto

IL PROCESSO BREVE COLPISCE ANCHE LE DONNE CHE DENUNCIANO REATI TRA LE MURA DOMESTICHE

Maltrattamenti in famiglia: ora F. rischia di non avere giustizia

di Elisa Battistini

“Ho 41 anni e da poco sono uscita da una situazione di maltrattamento
famigliare durato molto tempo. Alcuni mesi fa ho denunciato quello che
è stato per dieci anni il mio compagno. Subire violenza può capitare a
tutte le donne, ma è difficile venirne fuori”.

La testimonianza di F. parla di una situazione molto diffusa: i
maltrattamenti nell’ambito domestico. Oggi, Giornata Mondiale contro la
violenza sulle donne, è importante ricordare che le violenze famigliari
rappresentano il 75% dei casi. Ma è ancor più tristemente interessante
sapere che, se il Ddl sul processo breve resterà com’è, F. rischia di
non ottenere giustizia.

Quando F. ha trovato il coraggio di denunciare il compagno, infatti, lo
ha fatto per maltrattamenti. Un reato che il processo breve include tra
quelli da estinguere velocemente. Sono esclusi dal provvedimento la
violenza sessuale e lo stalking, ma non il maltrattamento famigliare
che, però, cela spesso uno stupro.

Nella situazione di F. ci sono migliaia di donne. Solo nel 2008 i
Centri della Dire (Donne in rete contro la violenza) hanno accolto
11.800 donne che hanno denunciato maltrattamenti fisici e psicologici.
Ma, secondo i dati Istat, sono ben 3 milioni le donne italiane ad aver
subito una violenza all’interno della propria relazione.

Quella di F. è purtroppo una storia paradigmatica. “Quando l’ho
conosciuto – dice riferendosi al compagno – ho smesso di lavorare per
dedicarmi a due figli. Lavoravo per uno studio professionale privato
che mi chiedeva un grandissimo impegno. Lui però un po’ alla volta
cominciò a cambiare. Aveva scatti di nervi, prendeva a calci i mobili
di casa, dava i pugni nel muro. Se mi avvicinavo per calmarlo mi
spingeva via. Poi, dai mobili è passato a me.

In principio insulti, denigrazioni ed umiliazioni. Poi pugni, schiaffi,
calci, tirate di capelli”. E a tutto questo, seguiva puntualmente la
richiesta di rapporti sessuali “per fare la pace”, come diceva l’uomo. F. ha impiegato molto tempo per reagire.

E come spiega Nadia Somma dell’associazione Demetra-Donne in aiuto, forse la sua denuncia a questo punto è vana: “Il
Ddl sul processo breve esclude la violenza sessuale ma non il caso di
un marito che rompe un arto alla moglie: nell’ottica del legislatore,
questo non è un reato che crea allarme sociale
. Purtroppo è un errore madornale, frutto di miopia.

La maggioranza delle donne che vengono stuprate tra le mura domestiche
denunciano i maltrattamenti e non lo stupro” . Difficile capire perchè.
“Le cause di questa scelta sono di ordine squisitamente psicologico, la
vergogna è l’elemento determinante. É un errore pensare che una donna
che subisce violenza sessuale in casa ragioni in termini pragmatici o
giuridici. Ragiona in termini emotivi. Pur di non tornare sull’accaduto
durante un dibattimento farebbe di tutto. Il suo obbiettivo è
interrompere la relazione e avere giustizia.

Perciò è assurdo non capire che anche i maltrattamenti famigliari devono essere esclusi della prescrizione veloce. Dietro i maltrattamenti c’è sempre la violenza sessuale”.
In ogni caso, stupro o meno, è inquietante che lo stalking sia
considerato un reato più grave delle botte di un marito alla moglie. “È
un segnale grave. Implicitamente sembra dire che un marito ha una
potestà speciale sulla moglie rispetto a un estraneo. In un paese
in cui il delitto d’onore è stato abolito nel 1981 e moltissimi uomini
sono ancora impregnati di un senso di onnipotenza sulle donne
, bisogna far di tutto affinchè l’atteggiamento cambi”.

Ma non è così e centinaia di processi, con la nuova legge sulla
giustizia, sarebbero a rischio prescrizione. “Con un impatto – aggiunge
Nadia Somma – molto negativo sia sulle donne che subiscono violenza che
sugli uomini consapevoli che, molto probabilmente, non verranno
puniti”.

La penalista Elena Coccia, esperta di diritto di famiglia, conferma che
la maggioranza delle denunce e dei processi che riguardano le violenze
in famiglia sono relativi a maltrattamenti. “Cito il caso – dice – di
un professionista affermato che per anni ha chiuso in casa la moglie
quando andava a lavorare perchè era geloso. Alla fine la moglie lo ha
denunciato e il processo, attualmente in corso, rischia di essere
cancellato”.

O come nel caso di F. che per anni si è tenuta tutto dentro. “Non lo
dicevo neppure ai miei genitori. Alla fine, però, dopo l’ennesima
aggressione l’ho denunciato per maltrattamenti. Non ho desideri di
vendetta nei suoi confronti, ma di giustizia sì”.

Speriamo che non le sia negata.

Da: Il Fatto Quotidiano

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~ di penna bianca su novembre 25, 2009.

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