Fuori sincrono, ma non del tutto.

 

Questo blog è fuori sincrono. Chi lo legge se ne sarà accorto. Ma chi lo legge? Mistero.

Un inutile blog ripieno di cose inutili.

Ma non è questo il punto.

Questo blog è fuori sincrono, cioè anti attualità, fuori dal tempo.

Fuori sincrono con la mia testa, con la mia vita, con la vita degli altri, con la mia carriera universitaria(ah ah ah, Festival della Banalità!venghino, siori…venghino!). Con tutto.

Non che me ne importi più di tanto, s’intenda. Non mi pare di dover dare conto di questo a qualcuno. Il problema è che ho un arretrato mostuoso di emozioni, sentimenti, pensieri, sconcezze, riflessioni, parole in sospeso che andavano scritte e sono andate perse negli angoli più remoti di questa materia cerebrale che ogni tanto bussa per ricordarmi di essere viva.

E ora che faccio? non ho una scheda di memoria da cui estrarle.

Niente. Scrivo quello che mi passa adesso per la testa. E chi s’è visto s’è visto. Con buona pace dei criceti ubriachi che fanno bisboccia.

 

 

In questo mese ho ricominciato a leggere. Ma non per me stessa. Leggere a voce alta per chi non ha la vista per farlo. Dovete sapere che non tutti i libri vengono stampati in Braille e non tutti i non vedenti sanno leggere il Braille. A questo punto ci sono diverse possibilità: 1)comprare gli audiolibri. Ma non tutti i libri vengono ripubblicati in versione audio. Di alcuni ve ne sono di audioversioni bellissime, recitate -non semplicemente lette- da grandi attori tipo di Toni Servillo, Gigi Proietti e compagnia bella. Ma succede spesso solo con i best seller, i grandi classici del romanzo e poco altro. E, ovviamente, i libri non sono solo questo. 2) scaricare dal web gli e-book e avere un programma di lettura sul pc. Strumento utilissimo e molto usato da tante persone. Il problema è che i programmi di lettura sono del tutto atoni. Non un inflessione di senso, non una pausa dettata dalla punteggiatura, niente. Solo una voce, nella maggior parte dei casi, asessuata che legge di seguito. 3) farseli leggere. E questo è quello che sono stata chiamata a fare. Leggere.

Prestare i miei occhi per leggere a chi non può.

E quindi, torno a leggere. A divorare libri su libri per due o tre ore di fila. Quando finisco sono spossata, mentalmente sfinita. Perché per leggere a voce alta e farti capire da chi non ha possibilità di verificare con i suoi propri occhi le frasi sulla carta bisogna metterci impegno e attenzione. Il dopppio, se non il triplo, dell’attenzione che metti se leggi da sola, a mente, per te stessa. Nel momento in cui pronunci quelle parole che poi diventano frasi, tutto assume una prospettiva diversa, un peso diverso; devi assumere un tono, rispettare la punteggiatura, le inflessioni, le pause e le accelerazioni della narrazione. E tutto questo diventa più difficile quando si ha a che fare con un testo per la prima volta, ovviamente.

Il periodo più toccante e allo stesso tempo stancante è stato quando ho letto Necropolis di Boris Pahor. Un libro che scava nei ricordi atroci dei campi di concentramento nazisti ai quali lo scrittore è sopravvissuto. La narrazione parte da una visita, dello stesso autore, a uno di questi campi diversi decenni dopo la fine del nazismo. Un campo che ormai è diventato un “monumento” alla memoria-per non perderla, s’intende- visitato dalle scolaresche. E proprio l’osservazione di un gruppetto di ragazzi in visita accompagnati dalla guida che spiega loro il funzionamento del campo diventa il motore dei ricordi di chi in quel campo ha vissuto gli anni più brutti della propria vita. La narrazione diventa cronaca cruda e spietata di violenze, malattie, lotta per la sopravvivenza, aneddoti di umanità estrema, di coraggio o di viltà. Cronaca di un’umanità calpestata nell’intimo della propria dignità, siano uomini o donne, bambini o aduti.

Leggere questo libro a voce alta è stato doppiamente angosciante. La persona che ascolta lo sente una volta sola, io lo leggo, lo riproduco e lo ascolto. Leggo riproduco e ascolto le innominabili atrocità che uomini e donne hanno subito. Leggo riproduco e ascolto di uomini e donne che hanno affrontato il freddo sottozero con addosso camiciole di juta; hanno affrontato la fame; hanno lottato contro le epidemie; hanno subito ogni genere di violenza sessuale e psicologica; sono vissuti per anni nella sporcizia e con ogni genere di puzza. Ad un certo punto ti sembra di sentirla davvero quella puzza di cui leggi. Ti sembra di avere sotto gli occhi quei corpi cui stato tolto ogni segno di riconoscimento della propria umanità. Per mesi tutto ciò mi è rimbombato nelle orecchie e nella mente con tutta la sua forza disarmante.

Tra qualche giorno verrà celebrato il giorno della memoria. Il 27 gennaio 1945 furono abbattuti i cancelli di Auschwitz e l’orrore venne mostrato al mondo. Necropolis non parla di quel campo in modo specifico perchè l’autore ne ha attraversati altri, ma è un libro rabbia e di dolore, di cronaca di vita e morte, schiavitù e libertà, solitudine e fratellanza. Luoghi che diventano non luoghi per la non umanità che li abita. Menti che non abitano più corpi. Necropoli, appunto. La morte come unica via di fuga per quella non vita. Ormai siamo saturi di immagini, di documentari, di film di storie vere. Leggere un libro come quello di  Pahor è più struggente di qualsiasi film che sia mai stato girato. Lo consiglio a chiunque voglia rendere omaggio a chi porta ancora sulla propria pelle i segni di quel massacro. Ma bisogna essere molto forti di stomaco, siete avvisati. Niente menti suggestionabili. Niente lacrimucce facili.

Non so perché questo post abbia preso questa piega. Ormai è successo, pazienza. Quel libro l’ho letto una decina di mesi fa, ma mi è venuto di scriverne solo adesso.

Forse è stato un inconsapevole rendere omaggio a Tullia Zevi che è andata via ieri.

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~ di penna bianca su gennaio 23, 2011.

2 Risposte to “Fuori sincrono, ma non del tutto.”

  1. Complimenti per il blog!

    Spero avrai modo di ricambiare la visita sul nostro blog Vongole & Merluzzi, dove tra l’altro nell’ultimo post si parla di un libro appena uscito…

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/02/time-of-life-and-others-marvellous-times-recensione/

    Ad ogni modo consiglio Come un romanzo, di Daniel Pennac sui diritti imprenscindibili del lettore!

  2. Grazie a voi autori di vongole e merluzzi per la visita! Ricambio i complimenti per il blog.

    Grazie per il consiglio, ma ho già letto tutto di Monsieur Pennac 🙂

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