altrove

Nessuno più vede il cielo dal cielo

tutti sopra le nuvole a guardare

altro, carta stampata a volte o immagini

inchiodate nel prisma della fronte, eguali

grosso modo, diresti, a quelle

trascinate al check-in, recuperate

sul nastro dei bagagli quando tutto

nel suo tempo assegnato si consuma: nessuno

ti spia dal cavo delle nuvole, nessuno

che non sia effetto di fiamma o rifrazione, questo spieghi

al tuo vicino gemello

legato a te per la vita e per la morte

anche se l’aeroplano atterrerà di certo

e prenderai un taxi

Mario Baudino, Aeropoema, Guanda 2006

Io credo nei miracoli che la gente puo’ fare

milioni di chilometri per potersi incontrare

per guardarsi negli occhi

per spiegare un errore

per un gesto che forse sarà l’unico che potremo ricordare

Cristina Donà, Miracoli

Sorvolare sulla solita solfa del civilizzato nord in contrasto col perennemente incivile sud, questo devo fare.

Non parlare dei sei minuti di ritardo del treno Bologna-Reggio Emilia per i quali Trenitalia si è scusata coi passeggeri.

Evitare di rimarcare la puntualità dei tram milanesi e della metro che ti porta pressocché ovunque.

E non rompere più le palle alla gente con ‘sta lagna che Ferrara è una città-bomboniera con palazzi medievali e rinascimentali bellissimi, biblioteche enormi e fruitissime anche da una fascia di popolazione non prettamente studentesca. Smetterla una volta per tutte di parlare del silenzio meraviglioso del centro. Silezio, appunto. Basta rumore. Saranno le biciclette a parlare.

Dopo la full immersion in architetture urbane di epoche del tutto differenti a quelle della mia quotidianità non mi resta che sforzarmi di guardare con occhi nuovi ciò che mi circonda nel tentativo di resettare la mente dallo stress della settimana precedente al viaggio. Cercare di ri-vedere il barocco che mi circonda, sforzarmi di avere quello stupore che hanno i turisti la prima volta che lo guardano. Del resto, Ferrara l’ho osservata a bocca aperta. Era la prima volta.

L’unica differenza è il silenzio. A Catania il silenzio non esiste, prenderne parte sembra quasi una malattia. Il silenzioso è guardato con sospetto, se non fai caciara e non sei sguaiato c’è qualcosa che non va. Almeno in alcune zone, cioè la maggior parte. Piazza Dante e dintorni è una di queste.

Se è vero che la miglior farmacia sono i luoghi e che, spesso, o vai in analisi o visiti i luoghi, aver visitato tanti luoghi in dieci giorni mi ha rigenerata sul serio. A un passo dall’analisi.

Il problema è ripiombare nei luoghi conosciuti, ergo un’arma di sopravvivenza potrebbe davvero essere quella di sforzarsi di trovare cose nuove qui nei dintorni e guardare quelle vecchie in un’ottica diversa. O andare in analisi.

Andare a qualche concerto potrebbe essere una soluzione. Sì, decisamente. Un bel concerto può renderti piacevole anche il più conosciuto e banale dei posti.

Risparmi in saccoccia, dunque. La musica chiama e la sete di altrove risponde.

L’analisi può aspettare.

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~ di penna bianca su aprile 12, 2011.

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