di referendum din don dan

Mi sento una rana, e il ciclo non c’entra. Non è una sensazione legata al mio solito malumore né alla mancanza di autostima da sindrome premestruale. Almeno stavolta, no.

Mi sento una rana in uno stagno putrido, pieno di insetti sgradevoli pronti a punzecchiarmi che mi ronzano attorno, ma che, quando meno se l’aspettano, sono pronta a fagocitare con un velocissimo colpo di lingua. Un acquitigno. Una palude melmosa e puzzolente, immersa nel buio di un sottobosco che cela tane di animali che grugniscono al più piccolo scricchiolio di erba secca.

È lo stagno del dubbio e dell’ignoranza, della mancanza d’informazione a 360°.

Detto questo, sento il bisogno di fare una riflessione importante anche a costo di sembrare qualunquista. Ovviamente, è una riflessione leggermente in controtendenza a quanto ho letto e sentito nelle ultime due/tre settimane, altrimenti non avrei fatto tutto quel preambolo macabro sopra.

Dunque, Huston abbiamo un problema. Siamo in Sicilia, profondo Sud o anche Nord Africa, clima subsahariano, la desertificazione è un dato di fatto incontrovertibile. Lo scirocco ti assale, ti abbraccia come un Giuda pronto a tradire, e infatti ti stritola, ti afferra per il collo e ti soffoca con i suoi 40° all’ombra e un’umidità che arriva al 100%. Fai un passo e svieni in un bagno di sudore che ti inzuppa anche le ossa. Quest’isola maledetta è paesaggisticamente ricchissima, i siti archeologici abbracciano qualunque periodo storico, dalle necropoli preistoriche (Pantalica, per esempio) ai resti degli antichi fasti della Magna Grecia; dall’impero romano ai castelli medievali di epoca federiciana passando per lo splendore arabo-bizantino; fino ad arrivare al barocco e alle sue successive evoluzioni rococò, ai palazzi nobiliari sette-ottocenteschi. Non a caso si chiama PATRIMONIO archeologico. Ma di tutt’altra specie è il capitale umano che da tanti, troppi, decenni è padrone di tutto ciò. Un capitale umano marcio, fatto di interessi privati, di affari clandestini e soldi sporchi di sangue e lacrime.
Ecco, in mezzo a tutto ciò stanno le crocette che saranno segnate nei giorni del 12 e 13 giugno. Andiamo per ordine.

  • Il nucleare non lo vogliamo, su questo non ci piove. Ci bastano già i veleni portatori di cancro dei petrolchimici che hanno saturato la terra di sostanze tossiche, l’aria fetida insopportabile e tutto il resto. [l’ospedale di Augusta chiuderà, la popolazione morirà senza nemmeno aver provato a curarsi vicino casa. Fatevene una ragione e ringraziate il servizio sanitario regionale, Lombardo e il federalismo fiscale]
  • Il Presidente del Consiglio è un essere umano e un cittadino come tutti gli altri, non un’entità virtuale a sè. Come tale, se viene istaurato un processo legale che lo vede coinvolto, deve presentarsi in tribunale ed essere giudicato. Anche in concomitanza con il suo mandato governativo, non dopo a prescrizione incalzante. Quindi, nessun legittimo impedimento. Fine.

L’ACQUA

L’acqua è un argomento a parte, ed è ciò che ha messo in moto l’argomento principale di questo post. Mi spiego meglio tornando a dire che siamo in Sicilia. Cosa vuol dire? Vuol dire che in molte zone di questa terra maledetta di cui sopra la parola acqua è sinonimo della parola oro. Cioè denaro. Molto denaro. Ancora non capite? Allora parliamoci chiaro:
— gestione privata in Sicilia significa: appalti truccati, tangenti, raccomandazioni, speculazione, incuria della rete idrica, danni economici agli utenti del servizio. In una parola sola: MAFIA.
— gestione pubblica in Sicilia significa: incuria, rete idrica che fatiscente era e fatiscente rimane, tangenti, forma mentis e modus operandi secondo il principio del “è di tutti quindi è di nessuno”, speculazione economica degli amici degli amici, appalti truccati riguardo alla costruzione di nuove condutture, danni ai contribuenti. In una parola sola: MAFIA.
Un privato che prende in gestione la rete idrica in questa terra non farà niente che vada verso il miglioramento della stessa, ma non farà altro che garantire i propri interessi economici speculando sui contributi degli utenti. Ma siamo sicuri che una gestione pubblica sia tanto meglio? In che modo i Comuni potranno essere in grado di garantire una rete idrica funzionante, senza dispersioni e sprechi, se già fanno fatica a garantire i servizi minimi?e parlo di servizi sociali quanto di asili pubblici, servizio di nettezza urbana, manutenzione stradale, polizia municipale ecc. Siamo sicuri che l’aumento delle tariffe sia legato SOLO alla gestione privata del servizio?

In parole povere: per cosa stiamo andando a votare esattamente? a favore di un tipo di mafia piuttosto che un altro, mi viene da pensare. La mafia della burocrazia, degli uffici pubblici deserti o con impiegati assunti per meriti tutt’altro che legati a capacità intellettuali e competenze in materia; la mafia degli appalti pubblici agli amici degli amici; la mafia delle scelte obbligate e dei cantieri a tempo indeterminato.

Fatemi almeno tre esempi di servizi a gestione pubblica che funzionino su quest’isola e provate a convincermi che in questa regione abbiamo bisogno di altri carrozzoni pubblici malfunzionanti. Nel frattempo, chiamatemi pure Bastian Contrario ma io non ho affatto voglia di dire sempre Sì per dire No. E, se ogni cittadino di questo paese avesse veramente senso civico, andrebbe comunque a votare per esprimere la propria opinione anziché astenersi e fare saltare il quorum (cfr. referendum su procreazione assistita e legge 40 miseramente andato in malora grazie alla propaganda astensionista cattolica). Detto questo, ogni cittadino ha diritto di sentire anche campane diverse ed essere informato. Ma questo, si sa è uno scenario fantascientifico e fantapolitico che neanche Asimov sarebbe stato in grado di immaginare.

Cra… cra… cra…

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~ di penna bianca su maggio 31, 2011.

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