ragazze interrotte

Non riesco a esprimere bene con le parole quello che la rabbia esprime in pulsazioni, sangue alla testa, lacrime.

Ieri sarebbe stato il settantatreesimo compleanno di Giovanni Falcone e tra quattro giorni sarà il ventesimo anniversario della sua morte atroce. E della magistrata Francesca Morvillo,sua moglie, che magari lo stava tenendo per mano, in macchina, sull’asfalto che esplose travolgendoli insieme agli agenti della scorta.

Nel ’92 avevo nove anni. Troppo pochi per capire bene cos’era successo, ma sufficienti a far rimanere nella memoria di una bambina le immagini di quell’autostrada ridotta in poltiglia. Cumuli di cemento senza forma che avevano trasfigurato il volto ordinato di un’autostrada. Forse la cosa mi fece così impressione proprio perché nel mio immaginario un’autostrada è una pista perfettamente dritta e larga e senza niente attorno, se non terreni o i centri abitati in lontananza. Non come una strada tra un paesino e un altro; non come una strada di campagna. Cinquantasette giorni dopo, altre immagini. Un’altra strada rivoltata. Ma in città. Macchine bruciate, vetri, calcinacci, pareti annerite. Un centro urbano devastato. Un’automobile parcheggiata imbottita di esplosivo. Paolo Borsellino e la sua scorta spazzati via.

Non ho vissuto negli anni di piombo, ma in quelli del tritolo mafioso. Negli anni successivi la mafia ha assunto un aspetto diverso.  O tanti aspetti. La mafia della sanità, dei rifiuti, degli appalti. La mafia del prezzo delle arance e di quello dei trasporti. La mafia dei colletti bianchi e degli onorevoli. Ma quella ci è sempre stata, del resto. Forse è diventata solo più viscida, meno eclatante.

Fino a oggi. Forse. Non si sa ancora chi, cosa, perché, ma so già  di non voler vedere le immagini dell’esplosione. Eppure saranno riproposte su tutti telegiornali in modo martellante. Il teatrino mediatico aprirà i battenti e sul palco ci saranno testimonianze sui sogni delle vittime, su come avevano organizzato le loro vacanze estive e sulle ultime parole che avevano detto ai genitori uscendo di casa. Sarà reso straordinario ciò che sarebbe stato normale per delle ragazze di sedici anni. Ma saranno tralasciati dettagli come il rispetto per la privacy di queste famiglie devastate dal dolore, il rispetto di usare parole appropriate e non da volgari giornaletti scandalistici come “pista passionale” o altre scempiaggini maschiliste e superficiali. Trovarsi dentro un’esplosione è un trauma che non può essere spettacolarizzato. Ancora una volta i media non renderanno alle vittime, donne, neanche la giustizia di un linguaggio appropriato. Il fatto che molti giornalisti dicano che la scuola di Brindisi sia dedicata “a Giovanni Falcone e a sua moglie” è un fatto di grave disinformazione che svilisce e mortifica una persona, Francesca Laura Morvillo, magistrata, che ha perso la vita nell’auto insieme al marito. Ma svilisce anche le donne in generale perché, per l’ennesima volta nella storia, vengono lasciate nell’anonimato, indegne di essere ricordate con il proprio nome e cognome e il proprio ruolo professionale. Così come dire che all’Istituto Francesca Morvillo si studia “Moda” degrada al ruolo di “sartine” le studentesse che lo frequentano. Se fosse stato un Liceo Scientifico o un Liceo Classico i giornali avrebbero qualificato con esattezza la tipologia di istituto anziché dire ignobilmente “Scuola di moda” che per l’ordinamento scolastico italiano non vuol dire proprio un fico secco, se non riferito ad istituti privati. Istituto Professionale Statale per i Servizi Sociali Francesca Laura Morvillo Falcone, così si chiama. E Melissa Bassi era una studentessa di tutto rispetto. Soprattutto nel rispetto dei suoi sedici anni è schifoso chiamarla bambina. Quando più conviene ai giornali, alle televisioni, alle aziende di pubblicità le ragazze, le giovani donne, vengono trattate da donne adulte desiderose di maschi e successo. Immagini che  facciano leva sugli istinti di uomini maturi dispensatori di denaro e promozioni. Quando bisogna impietosire, invece, sono mogli, madri, bambine e nient’altro. Le ragazze fanno grandi sogni, a volte peccano di ingenuità, diceva una canzone di Edoardo Bennato. I ragazzi, invece, hanno aspirazioni, ruoli, incarichi ben precisi. E futuro.

Francesca Morvillo e Giovanni Falcone stamattina sono morti per l’ennesima volta. E con loro sono morti di nuovo Paolo Borsellino, Ninni Cassarà, le scorte, gli imprenditori onesti e tutta la società civile che ha sperato che dopo vent’anni qualcosa fosse cambiato. Le studentesse dell’Istituto Francesca Morvillo Falcone sono il volto di quella società civile senza più futuro, né educazione.

I politici hanno firmato con la loro viltà la sentenza di morte della politica, dell’etica civile, dello Stato. Quella sentenza oggi ancora una volta è stata eseguita.

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~ di penna bianca su maggio 19, 2012.

15 Risposte to “ragazze interrotte”

  1. Non ci sono parole, non ci sono lacrime. Solo rabbia e indignazione.

    • sono d’accordo, ma le lacrime sono proprio la prima manifestazione di tanta rabbia e indignazione per fatti così gravi che oltraggiano il valore stesso della vita umana. le parole sono una valvola di sfogo che lasciano il tempo che trovano, senza pretese, dal basso della piccolezza quotidiana.

  2. Giornalettismo

  3. Il pesce puzza dalla testa ma…in democrazia, si é rappresentati da chi liberamente si sceglie, ci si identifica e ci é simile!!
    Simila similibus.

  4. Ottimo commento, intenso e ficcante. Niente da aggiungere.

  5. A gli ipocriti lacrimosi minuti di silenzio con sprezzantemente beffardo chiacchiericcio sottostante di barbari dagli spalti delle selvagge arene tribali ed a gli urli di rabbia indignata di piazze festaiole di prodigiose Greggi di Belanti Pecore al seguito di Pecoroni guidati dal Somaro momentaneamente senza Cavaliere che come pane e pesci costantemente moltiplicano i loro mille euro al mese spendendone diecimila con illegale prodigiosa capacità italiota; preferisco, apprezzo e scelgo la umile eccezione della normalità di costanti piccoli atti quotidiani di legalità.

    Er aber sprach: Wahrlich, ich euch salvia, dass kein Profeta in seiner Vaterstadt angenehm ist.

  6. Giornalettismo

    Aggiornamento del 13/05/12 h. 23,10
    Commento del 20/05/12 h. 15,33

  7. Giornalettismo

    Aggiornamento del 23/05/12 h.12,11
    Commento del 23/05/12 h.13,52

  8. Mi dispiace!! Già pubblicato…e censurato il secondo commento che succedeva a quello di un altro che si lamentava di censura e quindi suppongo che sia avvenuto anche per il primo commento che era rimasto pubblico tanto per darmi il tempo di darne informazione e stamparlo come fatto per il secondo!

    Ma forse ne saprà qualcosa di piu’ “notturnadelletre” che alla sua tristezza e indicazione di strada da seguire, intercala il ricercatissimo e inusuale termine “ficcante” facente parte del motto della sopracitata rivista avente nome Giornalettismo che con il nome di Indigo Scarlett facente uso di infantili “faccine” a nome della “rivista” si scusava per aver falsamente e tendenziosamente , oltre che per sua redditivamente voluta ignoranza, pubblicato le foto di Via d’Amelio al posto di quelle di Capaci: forse “notturnadelletre” ne saprà qualcosa di piu’ !?!

  9. “Dire il peccatore…e poi eventualmente il peccato”

  10. ehm…ho capito poco di quello che hai scritto! comunque,non compare il link a Giornalettismo quindi non ho potuto vedere quello che avevi scritto. non scusarti,”‘na nuci n’an saccu nunni scrusci”.

  11. Cosa significa link???boh!?!mah!!!

    Dopo aver scritto il commento a Giornalettismo ne ho fatto copia conforme all’originale.

    ” Pi chissu, vagghiu iennu unni ci ni sunu tanti ca senza mancu scrusciri, fanu !! “

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